
A chi vuoi più bene? Mamma, papà non litigate!
I figli strumento di lotta nei conflitti coniugali e la PAS (Sindrome di Alienazione Parentale)
La nuova legge sul divorzio segna un importante traguardo per definire in tempi brevi la soluzione migliore per due coniugi che hanno deciso di porre fino al matrimonio in maniera veloce, nonostante ciò non sembra diminuire il conflitto tra coniugi che, molto spesso, utilizzano i figli come strumento di lotta nel tentativo, spesso riuscito, di danneggiare il coniuge “colpevole”.
E’ difficile definire il termine di abuso quando si parla di minori, tante sono le forme, alcune volte si rischia di sottovalutare l’effetto di comportamenti che vengono messi in atto nei confronti dei bambini.
Anche Papa Francesco si è schierato in difesa degli abusi sui minori, recentemente si è speso in udienza nei confronti dei bambini vittima di PAS (Sindrome di Alienazione Parentale), educare i figli richiede saggezza ed equilibrio, i genitori che si sono separati vivono profonde difficoltà e spesso prendono i figli come ostaggio contro l’altro coniuge denigrando e distruggendo l’immagine dell’altro genitore con pesanti conseguenze sullo sviluppo psico-fisico dei figli.
Cosa è la PAS? (sindrome di alienazione parentale)
Il dottor R. A. Gardner “inventore” della sindrome ha dato una descrizione precisa, gli aspetti fondamentali della sindrome costituiscono nell’indottrinamento da parte di un genitore in pregiudizio dell’altro e nell’allineamento del bambino con il genitore ”alienante”, ritenendoli entrambi essenziali affinché la Pas potesse essere “diagnosticata”.
Per Gardner non è sufficiente il “lavaggio del cervello” , condizionamento o programmazione da parte di un genitore in pregiudizio dell’altro per affermare che si tratti di PAS, ma è necessario anche l’allineamento del minore con il genitore alienante.
In Tribunale questa sindrome è molto discussa in quanto gli stessi fondamenti scientifici sono oggetto di discussione nella comunità medica, il Giudice in questo caso dovrà tenere in considerazione e valutare principalmente il “comportamento condizionante” del genitore sul figlio ed accertare se tale atteggiamento possa essere un indice di incapacità genitoriale disponendo una CTU mirata a far emergere l’esistenza o meno del “comportamento condizionante.
La mancanza di un riconoscimento formale, in ambito medico-scientifico, di questo disturbo all’interno delle più rilevanti classificazioni internazionali, rende molto difficoltoso attuare percorsi di risoluzione del problema.
La revisione del DSM 5 ( ”Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”) non chiarisce molto le cose in questa direzione, nel manuale compare un capitolo Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica all’interno del quale troviamo Problemi correlati all’allevamento dei figli e relega in un trafiletto di poche righe la seguente area “ Effetti negativi del disagio relazionale dei genitori sul bambino”.
Troppo semplice, in questo modo rientrano tutti i conflitti derivanti dalle separazioni e nessuna specifica soluzione, la PAS è senza dubbio un disturbo grave, un conto è parlare male di un genitore con i figli, seppur reprorevole, ben più grave è mettere il figlio nelle condizioni di allinearsi con il genitore alienante contro l’altro genitore.
La PAS torna a far parlare di sé e lo fa in seguito alla proposta di legge avanzata da Michelle Hunziker e dall’avv. Giulia Bongiorno, che punirebbe il genitore alienante che con
«attività denigratorie ai danni del genitore ovvero limitandone con altri artifizi i regolari contatti con il medesimo minore, intenzionalmente impedisce l’esercizio della potestà genitoriale».
Il pericolo più grande di queste campagne televisive è quello di creare confusione sul tema dell’abuso in età evolutiva che meriterebbe una conoscenza più chiara per i “non addetti ai lavori”. Più ascolto ai minori, sono proprio loro i protagonisti, sottovalutare le paure dei bambini spesso porta a severe conseguenze sullo sviluppo evolutivo. Quando un bambino si rifiuta di vedere un genitore il minimo che si può fare è prestargli ascolto, magari aiuta a riflettere proprio i genitori che quando lo hanno messo al mondo hanno detto di amarlo.
Dott.ssa Maria A. Romano



