
Come scegliere un videogioco per mio figlio
La scelta dei videogiochi è un argomento che molti genitori a volte sottovalutano. Quanto un genitore può intervenire nella scelta di un videogioco per il proprio figlio? La risposta è molto, a patto che conosca alcune semplici regole. Entrando in un negozio dedicato alla vendita di video giochi, vi accorgerete che i ragazzini sono assolutamente ben informati sulle ultime novità, sui contenuti dei singoli giochi, prezzi e caratteristiche dei prodotti a volte molto di più dei commessi stessi. Quando entrate in questi negozi i vostri figli, molto probabilmente, hanno le idee ben chiare rispetto agli acquisti.
Per cui il compito del genitore è principalmente quello di supervisionare l’acquisto.
Come quindi operare al meglio questa supervisione, quali criteri adottare? Non potendo il genitore essere così informato come il proprio figlio, si deve basare sulle informazioni disponibili sulle confezioni del prodotto. Ogni videogioco, qualunque sia la società produttrice, deve classificare il prodotto secondo un codice comune europeo denominato PEGI (Pan European Game Information). Questo codice, adottato in ogni stato appartenente all’unione europea, classifica i singoli giochi e conferma che esso è adatto a giocatori di età superiore a quella indicata. Di conseguenza, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età superiore a sette anni e un gioco classificato come PEGI 18 è adatto solo ad adulti di 18 anni e oltre. La classificazione PEGI prende in considerazione l’adeguatezza di un gioco a una determinata fascia di età e non il livello di difficoltà. In ogni confezione si troveranno l’icona che determina l’età e i descrittori, presenti sul retro della confezione, che indicano i motivi principali per cui un gioco è stato classificato in un determinato modo.
Vi sono otto descrittori: violenza, linguaggio scurrile, paura, droga, sesso, discriminazione, gioco d’azzardo e gioco on line con altre persone.
Rispetto a questo indicatore consiglio di porre molta attenzione, perche’ giocare on line con persone che non si conoscono è comunque un modo di entrare in contatto con queste. Purtroppo tutti sappiamo che c’è sempre una percentuale di adulti mal intenzionati che utilizza questi canali per agganciare i ragazzi e le ragazze.
Si può discutere sull’accuratezza della classificazione, essa è certamente migliorabile sopratutto perché è il produttore che sceglie dove classificare il proprio prodotto, e quindi manca la forza del controllo da parte terza. Sarebbe interessante creare un organismo indipendente che classifica questi prodotti che ora sono veramente di largo consumo, il tutto a tutela del consumatore. E’ pur vero che se un consumatore valutasse la classificazione di un prodotto non idonea, può segnalare a chi gestisce il sistema PEGI l’eventuale non conformità e questa provvederà a contattare il produttore per far correggere la classificazione. Di fatto, per quanto imperfetto il sistema, è l’unico che il consumatore genitore dispone.
Per questo vi consigliamo di prendere in considerazione questa classificazione.
Spesso sentiamo genitori che si fidano dalle informazioni del commesso. “Signora non legga quel codice, tanto non serve a nulla”. Non è così! Bambini di 10 anni esposti per ore a giochi in cui l’uso della violenza è alto al punto da ottenere una classificazione idonea per i 18 anni, non credo aiuti la crescita armoniosa dei vostri figli. A parte che si potrebbe discutere anche del fatto che non è certamente salutare neppure per un ragazzo di 18 – 20 anni rimanere esposto per ore e ore a scene di violenza. E’ vero che il pensiero critico è maggiormente sviluppato, ma l’alta esposizione comunque permette di far entrare contenuti indesiderati nei pensieri dei ragazzi. Vi consiglio quindi di leggere con attenzione l’etichetta fornita dal sistema PEGI e di non acquistare prodotti classificati come non idonei all’età dei vostri figli.
Ma quali sono gli effetti dei videogiochi sui nostri figli?
Da anni i videogiochi hanno attirato l’interesse di medici che cercano di capirne gli effetti sugli appassionati giocatori e in particolare sui più piccoli. Studi recenti hanno associato il rischio dipendenza da videogiochi a sintomi depressivi, ansia e disturbi della socialità.
Stare troppe ore davanti ai videogiochi spesso porta il giocatore a mentire ad amici e parenti sul tempo dedicato al gioco, egli è più facilmente irritabile e usa i videogiochi per sfuggire alle proprie responsabilità e ai propri problemi.
In molti ragazzi possiamo osservare il peggiorare del loro rendimento scolastico per colpa di troppi videogiochi, che non fanno loro svolgere i compiti a casa.
Purtroppo, passare lunghe ore in camera propria davanti a un monitor è uno stile di vita ormai. Chissà, forse una volta i genitori erano più presenti, mentre oggi – vuoi per gli impegni di lavoro, vuoi perché “lo fanno tutti” – si lasciano i bambini a vegetare per ore di fronte ai dispositivi di gioco. D’altra parte, sono anche dilaganti i conflitti tra genitori e figli sull’uso, o dovremmo dire abuso?, di questi nuovi media.
Cosa fare allora?
Innanzitutto vigilare con discrezione, parlare con i prorpi figli di ciò che provano quando giocano e qualche volta giocare con loro. Si ottengono due risultati, uno, quello di vedere in prima persona come funziona il gioco, due, quello di creare un rapporto di complicità con i propri figli per dargli la sicurezza di essere protetti. Dare regole precise e coerenti sul tempo da dedicare ai videogiochi. Non possiamo fermare il progresso, di certo possiamo imparare ad usarlo secondo i nostri bisogni.
Dott.ssa Maria A. Romano



