
Finalmente Mamma
Finalmente mamma….
I disturbi dell’umore dopo la nascita del bambino
L’arrivo di un bambino nella vita di molte donne a volte è accompagnato da un sottile senso di vuoto che in alcuni momenti diventa tristezza. Si parla sempre più spesso della depressione post-partum ma
andiamo a distinguere quello che può essere un momento di transizione e scombussolamento della vita quotidiana o, quello che invece rappresenta un disturbo vero e proprio:
Baby Blues – non è considerato un vero e proprio disturbo perchè è legato alle grandi variazioni ormonali che avvengono qualche giorno dopo il parto e tende ad autolimitarsi per poi scomparire definitivamente nel giro di pochi giorni.
Il Baby Blues colpisce la stragrande maggioranza delle madri.
Il suo esordio avviene nella prima settimana dopo il parto, ma i sintomi possono perdurare fino a tre settimane.
I principali sintomi sono:
- sbalzi di umore
- facile tendenza al pianto
- tristezza
- ansia
- mancanza di concentrazione
- sensazione di dipendenza
Il Baby Blues è provocato da più fattori: molto importanti sono i rapidi cambiamenti ormonali che avvengono subito dopo il parto, lo stress psico-fisico legato al momento del travaglio e del parto, le complicanze fisiche del post-partum, come i postumi dell’episiotomia o del taglio cesareo che limitano l’autonomia della madre, la fatica fisica, l’ansia legata all’aumento delle responsabilità, l’insorgenza di imprevisti o contrasti con i familiari, i parenti e così via.
In questa situazione è molto importante poter condividere le esperienze provate con altre mamme e poter pianificare una buona condivisione dei compiti con il partner o i familiari stretti.
Depressione post-partum
E’ un problema complesso e dalla diffusione crescente. Inizia in modo sfumato e graduale, ma può essere anche molto rapido; avviene dal terzo mese al primo anno dopo il parto. E’ importante ricordare che una depressione post-partum non curata tende a cronicizzare, che la depressione della madre riduce la possibilità di sviluppare una buona sintonia col bambino, cosa che aumenta il disagio e complica la soluzione oltre a predisporre il bambino stesso ad avere spesso conseguenze sul piano evolutivo.Sintomi della depressione post-partum
Le madri affette da questa patologia provano una eccessiva preoccupazione o ansia, sono estremamente irritabili e si sentono sovraccariche e sotto pressione; è spesso presente una generale difficoltà nel prendere decisioni, l’umore è depresso, sono frequenti sentimenti di colpa e perdita di speranza nel futuro unita ad una marcata perdita di interesse o di piacere nel fare le cose.Sia il sonno che l’appetito sono compromessi: il sonno è disturbato e l’appetito può variare grandemente, possono comparire sintomi fisici (dolori, debolezza muscolare, ecc.)
Alcuni sintomi specifici riguardano la relazione madre-bambino e spesso acuiscono nella madre sentimenti di colpa, vergogna e inidoneità al ruolo di madre.
In particolare è molto frequente:
- Avvertire il bambino come un peso
- Non riuscire a provare emozioni nei confronti del bambino
- Sentirsi inadeguate nella cura del bambino, avere paura di restare sole con lui
- Pensare di essere madri e mogli incapaci
- Non riuscire a concentrarsi nelle cose quotidiane, che hanno a che fare con l’interazione madre-bambino (riconoscimento dei bisogni reciproci, sintonizzazione emotiva, le semplici cure parentali)
Una serie di condizioni è stata individuata come più frequente nelle madri che sono andate incontro a depressione post-partum. I principali fattori di rischio individuati vanno da storia familiare o personale, a eventi traumatici (lutti), conflitti coniugali, disturbi della funzionalità tiroidea e altri.
E’ necessario sottolineare che non bisogna trascurare i segnali di un’eventuale disturbo, intervenire tempestivamente facendosi aiutare da uno psicologo senza indugiare a pensare che è una cosa passeggera, che il tempo deve fare il suo corso, voglio uscirne da sola con le mie forze. Intanto una mamma non è più da sola e, per far crescere bene la creatura che ha messo al mondo ha il dovere di farsi aiutare, chiedere aiuto è un atto di forza non di debolezza.
Dott.ssa Maria A. Romano



